La storia degli enzimi

Gli enzimi nella pratica medica

Per diversi secoli è stato impiegato il potere curativo delle piante senza sapere che la loro efficacia è dovuta in gran parte agli enzimi contenuti nella pianta. Testimonianze dell’efficacia curativa degli enzimi sono rintracciabili già a partire dal lontano VII secolo a.c.,

A partire dall’inizio del XX secolo, medici e scienziati iniziarono la ricerca sugli enzimi.

La preistoria

I guaritori delle popolazioni indigene di Sud America, Africa ed Asia conoscono da secoli l’efficacia curativa dei frutti ricchi di enzimi, soprattutto ananas e papaya vantano una lunga tradizione come sostanze vegetali curative.

L’ananas contiene un enzima chiamato bromelina. Già i popoli primitivi sapevano che le più elevate concentrazioni di enzimi si trovano nelle foglie dell’ananas e nel gambo interno del frutto non maturo. I nativi dei Caraibi applicano una poltiglia, formata da ananas non maturi e foglie, su distorsioni e slogature, per accelerare il processo di guarigione. L’ananas acerbo ha un effetto diuretico e lassativo. Inoltre favorisce il ciclo mestruale ed elimina i vermi nell’intestino. L’ananas maturo invece favorisce la peristalsi ed ha un leggero effetto disintossicante per l’organismo. Anche gli abitanti della Malesia e delle isole dell’India orientale sono a conoscenza di queste caratteristiche e usano l’ananas per curare infiammazioni della gola, della laringe e per combattere gli edemi.

La papaya contiene un enzima chiamato papaina. Come già nel caso dell’ananas, anche nella papaya le concentrazioni maggiori di enzimi si trovano nelle parti meno commestibili, vale a dire nel lattice di buccia e nel frutto non maturo. Già all’inizio del XVI secolo Diego de Landa tramandò l’effetto curativo del lattice della buccia di papaya contro diarrea e asma, sottolineandone le caratteristiche disintossicanti per il sistema digestivo. In Nigeria, nella zona sud-orientale, si somministrano ai pazienti affetti da disturbi digestivi o mestruali i frutti non maturi della papaya. La medicina Yunani degli indiani dell’Amazzonia sfrutta la papaya, tra l’altro, per migliorare le funzioni renali e per trattare infiammazioni, problemi cutanei, obesità ed emorroidi. In Cina la papaya viene denominata “il frutto di lunga vita”.

Per secoli si sono utilizzate determinate piante per scopi curativi, senza sapere che la loro efficacia era legata all’elevata percentuale di enzimi.

17° - 18° secolo

René-Antoine Ferchault de Réaumur si occupa di studiare l’attività dei succhi digestivi

Il fisico francese René-Antoine Ferchault de Réaumur era particolarmente interessato ai processi subiti dagli alimenti nel tratto digestivo. Somministrò quindi ad un rapace dei pezzetti di carne inseriti in una capsula metallica forata. Tale capsula fu ritrovata vuota negli escrementi del volatile, pertanto Réamurne dedusse che il cibo non fosse sottoposto a trattamenti meccanici nel tratto digestivo, bensì che venisse dissolto da determinate sostanze. Il gesuita italiano Lazzaro Spallanzani approfondì questa ricerca e scoprì il succo gastrico.

19° secolo

[1836] Theodor Schwann scopre la pepsina

Jöns Jacob von Berzelius presuppone che in tutti i processi vitali siano coinvolti dei catalizzatori
Il medico e biologo Theodor Schwann scoprì la pepsina, una sostanza che si aggiunge all’acido gastrico nello stomaco e che è in grado di dissolvere le proteine. Nello stesso anno lo scienziato naturalista Jöns Jacob von Berzelius suppose che “migliaia di processi catalitici avvengono tra tessuti e fluidi di vegetali ed animali viventi…”.

[1850] Louis Pasteur effettua ricerche approfondite sui "fermenti"

Il chimico francese Louis Pasteur esaminò i processi di putrefazione e fermentazione, di fondamentale importanza per la conciatura (processo che trasforma il cuoio in pelle), per la produzione di articoli di panetteria e per i settori alimentare e di produzione della birra. Pasteur riuscì a dimostrare che tali processi sono legati a determinate proteine che secernono microrganismi viventi. Inizialmente tali proteine furono definite "fermenti".

[1897] Willy Kühne conia il termine "enzimi"

Il medico tedesco Willy Kühne denominò come enzimi tutti i biocatalizzatori in grado di modificare le proteine. Nel 1897 tale termine è stato adottato dalla comunità scientifica come denominazione definitiva.

20° secolo

[1902] John Beard sottopone pazienti oncologici ad una cura a base di enzimi

L’embriologo scozzese John Beard somministrò a pazienti affetti da cancro enzimi freschi estratti dal pancreas di animali. Il suo libro "La terapia enzimatica del cancro" (titolo originale "The Enzyme Treatment of cancer") fu pubblicato nel 1911.

[1932] Ernst Freund e Gisa Kaminer esaminano una possibile dieta contro il cancro e scoprono fattori che bloccano il sistema immunitario nel sangue di pazienti affetti da cancro

Ernst Freund, direttore del reparto oncologico della clinica Rudolfina, e la sua assistente Gisa Kaminer effettuarono delle ricerche per individuare una dieta contro il cancro. Miscelarono, in una provetta, delle cellule cancerose con il sangue di pazienti sani e notarono che le cellule cancerose si dissolvevano. Invece, se miscelate con il sangue di persone affette da cancro, le cellule cancerose sopravvivevano. Tale reazione fece supporre che nel sangue di persone affette da cancro dovesse essere presente un elemento inibitore che impediva al sistema immunitario di attaccare le cellule cancerose.

Nel 1937 i nazisti arrestarono Freund e Kaminer che riuscirono però a sfuggire in Inghilterra, dove morirono poco dopo. Max Wolf, un medico residente a New York, riprese le loro ricerche. Wolf era originario di Vienna, ma dopo il suo trasferimento forzato nel 1914, rimase negli USA. Durante i suoi numerosi viaggi a Vienna conobbe Ernst Freund.

[1938] Max Wolf prosegue la ricerca di Freund e Kaminer

Max Wolf tentò di identificare la sostanza presente nel sangue di pazienti sani, che invece mancava nel sangue di pazienti affetti da cancro. Egli ipotizzò che tale sostanza fosse un enzima ed effettuò numerosi test in tale direzione.

[1941] Adolf Gaschler scopre che i tumori possono essere trattati con l’enzima tripsina

Adolf Gaschler studiò, presso la clinica Charité di Berlino, gli effetti della terapia enzimatica sui tumori maligni e sulle infiammazioni croniche. Nel 1955 pubblicò i risultati ottenuti e indicò come i tumori possano essere trattati con l’enzima tripsina.

[1944] Max Wolf ed Helene Benitez sviluppano una combinazione di enzimi per trattare infiammazioni e malattie degenerative

Max Wolf una volta divenuto Direttore del Biological Research Institute della Columbia University proseguì quindi le sue ricerche nel settore della terapia enzimatica. Wolf e la scienziata Helene Benitez effettuarono migliaia di esami, con l’obiettivo di isolare e purificare gli enzimi estratti da organismi animali e vegetali. Ottennnero due combinazioni di enzimi straordinarie, che battezzarono "Combinazioni di enzimi Wolf-Benitez". Una combinazione era destinata al trattamento di infiammazioni, la seconda invece per le malattie degenerative.

[1950] Max Wolf somministra gli enzimi alla “high society” americana

Wolf produceva le combinazioni di enzimi nel proprio laboratorio, ma le combinazioni non erano ancora liberamente in commercio. Come medico della Metropolitan Opera annoverò tra i suoi pazienti i tenori Enrico Caruso e Richard Tauber, i dirigenti e compositori Furtwängler e Toscanini, le cantanti liriche Lily Pons, Julie Andrews e Lotte Lehmann. Marilyn Monroe, Clark Gable, Marlene Dietrich, Charlie Chaplin, Spencer Tracy e Gary Cooper, oltre al Duca di Windsor, Lord Mountbatten e lo scrittore William Somerset Maugham. Nella sua autobiografia Wolf asserisce di aver somministrato le sue combinazioni di enzimi anche a Pablo Picasso.

[1959] Karl Ransberger e Max Wolf Lernen si incontrano a New York – la "Combinazione di enzimi WoBe" viene registrata come prodotto farmaceutico in Spagna (1959) e in Germania (1960)

Karl Ransberger incontrò Max Wolf a New York e si lasciò immediatamente convincere dell’efficacia della combinazione di enzimi di Wolf. Wolf commissionò ad un’azienda austriaca la produzione degli enzimi WoBe, rendendo il prodotto più economico e quindi più accessibile al pubblico. La combinazione di enzimi WoBe fu registrata come prodotto farmaceutico nel 1959 in Spagna e nel 1960 in Germania.

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